La storia della birra in 2 minuti

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La storia della birra narra di documenti  (i più antichi ne collocano le prime tracce in Mesopotamia verso il 3500 a.C., epoca della civiltà dei Sumeri, ma fra gli studiosi è diffusa la propensione a ritenere che esperienze ancora precedenti abbiano avuto luogo in Cina), la birra ha successivamente compiuto, nella sua storia millenaria, un progressivo spostamento verso settentrione, dovuto anche a ragioni climatiche. Le materie prime richieste per la sua preparazione, ovvero i cereali (in primis l’orzo), trovarono infatti a Nord le proprie terre d’elezione. A differenza della vite, l’orzo non richiede alte temperature per prosperare, mentre predilige lunghe esposizioni quotidiane alla luce solare: ed è noto che la durata delle giornate aumenta man mano che ci si sposta dall’equatore ai poli.

La decadenza della tradizione birraria nelle regioni a clima mite (Medio Oriente, Egitto, Creta e così via) consegna dunque nelle mani dei popoli nordici una sorta di prerogativa prioritaria sulla cultura legata a questa bevanda: le civiltà celtiche, germaniche e scandinave vengono così a caratterizzarsi per un consumo particolarmente intenso di birra, consacrando ad essa le rispettive festività.

storia

E’ peraltro nei secoli dell’alto medioevo che l’Europa settentrionale consolida il suo primato, sia nella produzione birraria, sia nello sviluppo tecnologico connesso. E in tal senso un ruolo di primo piano spetta ai monasteri che a partire dai primi anni del Cristianesimo fioriscono nelle nazioni nordiche: all’interno di queste comunità si svolge spesso un lavoro di autentica sperimentazione, tra i frutti del quale, figura ad esempio, attorno al 1200, l’introduzione del luppolo come aromatizzante e stabilizzante.

Si stabilisce insomma, tra birra e religione un legame che da allora mai più si è interrotto; anzi, nel corso del tempo ci sono stati ordini religiosi che ne hanno fatto una vera e propria vocazione: tra questi il più meritatamente famoso è quello dei Trappisti (così chiamati dal luogo della loro costituzione, Soligny La Trappe, in Normandia, nel 1664), che ancora oggi curano direttamente la preparazione delle rispettive specialità birrarie, operando all’interno di un consorzio di tutela (con tanto di marchio), a protezione della loro unicità.

trappisti

Detto del luppolo, un altro momento di svolta nella storia della birra è costituito, in epoca a noi più vicina, dai decenni della rivoluzione industriale, le cui innovazioni creano i presupposti per la trasformazione della birra in un fenomeno commerciale di massa. In primo luogo, si diffondono tecniche e strumenti di refrigerazione con cui produrre ovunque e per tutto l’anno con il metodo della bassa fermentazione prassi che è alla base di tipologie brassicole dal profilo sensoriale più semplice, ma proprio per questo più “facili”, più “accessibili” da parte dal consumatore, oltre che più stabili sotto il profilo organolettico. Accanto a questo aspetto, poi, la rivoluzione industriale (attraverso l’impiego della forza della vapore) mette a disposizione attrezzature impiantistiche tali da accelerare in misura vigorosa i ritmi di produzione; e mezzi di trasporto (la ferrovia) capaci al contrari di accorciare i tempi di trasporto, anche su lunghe distanze.

Tra Ottocento o Novecento, così, la birra conosce una fase di costante espansione su scala planetaria, ben oltre i confini delle proprie storiche “terre d’elezione”: e alla testa di questo processo di crescita ci sono le birre di bassa fermentazione, il cui dominio arriva a circoscrivere perentoriamente gli spazi delle tipologie tradizionali, ad alta fermentazione e fermentazione spontanea.

A tutela delle tipicità più classiche e delle varietà “di nicchia” saranno, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, movimenti di consumatori consapevoli: la continua sollecitazione dei quali è stata ed è fra i contributi più significativi alla stagione, in corso, di “esplosione” della birra artigianale, attraverso l’esperienza dei cosiddetti microbirrifici.

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